Archive for maggio, 2011

ATTENZIONE ALLE MOSCHEE

 di Gabriella Gagliardini

Nel territorio italiano esistono circa 150 “madrase” o scuole coraniche che istruiscono circa settemila bambini in età scolare (5-13 anni) che svolgono le loro “lezioni culturali”,  protette dalle moschee che, in Italia,  hanno raggiunto il numero di 200. I controlli sono praticamente nulli, ma è in seno a quelle scuole, di apparenza innocente, che crescono i futuri terroristi, bene indottrinati da altrettanti insegnanti, votati alla religione e a qualcos’altro. In via Quaranta, a Milano, nella scuola islamica veniva intonato ogni mattina il seguente inno, di tono non del tutto pacifico:

“ Nostro strumento è la spada affilata

Che a terrorizzare i nemici dell’Islam è destinata

Tra i cattolici romani stiamo

La luce del sole dell’Islam noi diffondiamo

O musulmani, siate pronti e preparati

Alla splendida vittoria di cui presto sarete coronati

Questa religione sarà fatta trionfante

Nonostante le ferite e i dolori che dobbiamo sopportare.”

Queste poche righe sono molto significative nel comprendere le intenzioni dei fanatici mussulmani, la loro meta è la “splendida vittoria” sulle religioni del mondo che non sarà certamente pacifica, dato che parlano, in modo specifico, di possedere una “spada affilata”. In quale scuola italiana, o cattolica che sia, si parla di spada a bambini così piccoli? Che discorsi sono per dei bambini,  se non istigarli, sin da piccoli, alla violenza e cominciare a far loro il lavaggio del cervello per “imprese grandiose” che saranno destinati a compiere in futuro?

Il Papa Benedetto XVI, durante il recente sinodo dei rappresentanti delle religioni monoteiste, (10 Paesi dell’ Oriente) si è preoccupato per la sorte dei cristiani cattolici in Terra Santa, che vanno depauperandosi sempre di più, essendo costretti a fuggire dalla loro terra. Inoltre, il Santo Padre ha parlato di un effettivo impegno da parte di tutti per la pace, promuovendo i valori spirituali che uniscono gli uomini, escludendo ogni espressione di violenza.

Per contro, in passato, Abou Imad, Imam della moschea di viale Jenner di Milano, dove si trovava la stessa scuola coranica che inneggiava alla violenza, avrebbe dichiarato di essere contrario all’integrazione perché i mussulmani non vogliono rinunciare alla loro identità.

Ecco perché il Papa dà tanto fastidio al mondo islamico, perché fa parte di quei “dolori e ferite” da sopportare che ostacolano la “grande vittoria” dell’Islam.

Perché i mussulmani continuano a richiedere la costruzione di moschee in qualunque territorio? Perché si concedono queste costruzioni, in territori stranieri, dove i cittadini praticano altri credi? Devono forse perdere l’identità i cittadini che ospitano questi fanatici? E per quale motivo, secondo la tanto evocata “par condicio”, nei paesi mussulmani non c’è l’ombra di una chiesa cattolica e guai a chiederne la sua costruzione? Solo a Tunisi, in tutta l’Africa del Nord, esiste una chiesa cristiana cattolica che svolge la sua funzione domenicale, ma chi lo sa fino a quando.

Il disegno è lungimirante ed il suo attuarsi diventa sempre più realistico, dal momento che questi mussulmani fanatici si stanno infiltrando in tutti i territori mondiali espandendosi a macchia d’olio, aiutati e nascosti dalle moschee e relative scuole coraniche…

Fonti: “Io amo l’Italia” di Magdi Allam e Le Figaro

già pubblicato in www.servizisegreti.com

Primavera araba, estate islamica e inverno cristiano

Dopo le ennesime persecuzioni la sinistra smetta di fantasticare sulle “rivolte arabe per la liberta` e la democrazia”. Pisapia pensi a salvaguardare il diritto alla liberta` religiosa dei cristiani.

Sabato scorso ho partecipato a Milano in piazza Fontana a una manifestazione di solidarieta` con i cristiani copti dopo l’ennesima strage in Egitto, lo scorso 7 maggio, costata la vita a 15 persone e il ferimento di circa 250. Un centinaio di manifestanti, diversi dei quali naturalizzati italiani, hanno innalzato delle croci, cartelli con la scritta “Basta con la persecuzione dei cristiani copti” e la foto della chiesa copta Vergine Maria in fiamme nel quartiere popolare di Embaba al Cairo. Nello stesso giorno i salafiti, estremisti islamici che predicano l’annientamento fisico o la sottomissione all’Islam dei cristiani, si sono resi responsabili dell’attacco ad altre due chiese e a una serie di abitazioni cristiane. Per evidenziare la fonte coranica da cui legittimano il loro operato, uno dei manifestanti ha fatto circolare il testo del versetto 14 del capitolo IX (at-Thawba, il pentimento): “Combatteteli finche` Allah li castighi per mano vostra, li copra di ignominia, vi dia la vittoria su di loro, guarisca i petti dei credenti”.

Uno degli slogan ripetuto dai manifestanti a Milano denunciava il tradimento della “rivolta popolare” e la connivenza del regime militare in Egitto con gli estremisti islamici nelle violenze contro i cristiani.

Se vogliamo avere una prova inconfutabile della crescita del radicalismo e del terrorismo islamico sull’altra sponda del Mediterraneo a seguito delle cosiddette “rivolte popolari per la liberta` e la democrazia”, secondo una interpretazione diffusa ed esaltata in particolar modo della sinistra, e` prorpio l’acuirsi della persecuzione dei cristiani.

Cio` non accade per caso. E` il frutto di un accordo, i cui connotati emergono con sempre maggior evidenza di giorno in giorno, tra l’Occidente, i regimi militari o polizieschi al potere dei Paesi arabi e gli Integralisti islamici che fanno riferimento, sul piano ideologico, al movimento dei Fratelli Musulmani e, sul piano politico, alla Turchia di Erdogan. Per l’Occidente s’intende principalmente l’amministrazione americana di Obama e l’Unione Europea, specificatamente la Francia di Sarkozy e la Gran Bretagna di Cameron, con l’Italia di Berlusconi coinvolta se pur riluttante e la Germania di Merkel che preferisce il basso profilo. Questo accordo costituisce la seconda fase di una strategia avviata nel 2006 da Bush e Blair culminata nella vittoria di Hamas nei Territori palestinesi e con l’ingresso dei Fratelli Musulmani nel Parlamento in Egitto.

L’obiettivo di questa strategia e` la sconfitta del terorismo islamico perpetrato dai jihadisti di Al Qaeda e dai salafiti dediti alla guerriglia urbana, promuovendo gli integralisti islamici che s’ispirano all’ideologia dei Fratelli Musulmani come garanti della stabilita`del fronte interno dei Paesi arabi ed Islamici. Segnali evidenti del successo di questa seconda fase sono l’uccisione di Bin Laden che si accompagna alla piena legalizzazione del partito di Ennahda in Tunisia e dei Fratelli Musulmani in Egitto. Di fatto oggi questi movimenti islamici sono alleati con i regimi al potere, che si sono limitati a cambiare facciata, garantendo la continuita` del loro controllo della politica Estera, della Sicurezza e della Difesa, in cambio della gestione degli affai interni, dall’Istruzione alla Magistratura, dagli Affari sociali alla Cultura.

Altro che rivolte popolari per la liberta` e la democrazia! Obama e i nostri leader europei sono semplicemente interessati a non avere piu` tra i piedi i terroristi che si fanno esplodere e, pur di realizzare questo obiettivo, hanno di fatto legittimato il potere degli islamici integralisti. Anche se, al pari dei terroristi taglia-gola, condividono l’aspirazione a islamizzare il mondo intero, ma lo fanno in modo piu` scaltro e subdolo, attrverso il lavaggio di cervello praticato dalle moschee, scuole coraniche, enti assistenziali e finanziari islamici, tribunali che sentenziano sulla base della sharia. Se i jihadisti e i salafiti perseguono la sottomissione del mondo intero all’Islam uccidendo fisicamente tutti i nemici, i Fratelli Musulmani preferiscono ucciderci dentro, concedendoci la sopravvivenza fisica, ma spogliandoci della nostra dignita` e della nostra liberta`. Ecco perche` li definisco terroristi taglia-lingua.

Quanto sia vera questa coalizione tra gli integralisti islamici e i regimi al potere in Medio Oriente lo si coglie nella manifestazione inaugurale del nuovo quartier generale dei Fratelli Musulmani al Cairo sabato scorso. Ospiti della “guida suprema ” Mohammad Badie, c’erano rappresentanti del governo della Turchia e del partito del premier turco Erdogan (Giustizia e Sviluppo), di Hamas e delle varie sigle con cui i Fratelli Musulmani sono presenti in una ventina di stati tras cui Algeria, Giordania, Pakistan, Nigeria e Sudan, unitamente ad una delegazione dell’Universita` islamica di Al Azhar il cui vertice e` di nomina governativa e all’ex segretario generale della Lega Araba Amr Moussa, che viene indicato come il probabile vincitore delle prossime elezioni presidenziali.

Prendendo atto di questa realta` dico alla sinistra italiana di smetterla di fantasticare sulle “rivolte arabe per la liberta` e la democrazia”. E tornando a Milano dico al candidato sindaco della sinistra Pisapia di smetterla di promettere nuove moschee e pensi invece a salvaguardare il diritto alla vita e alla liberta` religiosa dei cristiani che, al pari dei loro parenti e correligionari in Egitto, vivono nella paura delle aggressioni fisiche e le minacce che subiscono a Milano per il solo fatto di essere cristiani. Se proprio ne vuole sapere di piu` non esiti a contattarmi. In cambio di una buona tazza di te` verde.

Magdi Cristiano Allam   ( da “Il giornale”)

Non c’è solo la Libia, anche Baghdad va a fuoco

Daniel Pipes

 

di Daniel Pipes
Liberal
12 maggio 2011

http://it.danielpipes.org/9799/baghdad-va-a-fuoco

Pezzo in lingua originale inglese:

http://www.danielpipes.org/9790/iraq-province-of-iran

 

Dopo che le forze americane lasceranno l’Iraq alla fine del 2011, Teheran cercherà di trasformare il suo vicino in una satrapia (cioè una provincia, uno stato satellite) a grande svantaggio degli interessi occidentali, arabi moderati ed israeliani. L’Iran sta lavorando con grande solerzia per raggiungere questo obiettivo, sia appoggiando le milizie irachene sia inviando le proprie truppe nelle zone di confine. Baghdad reagisce con debolezza a questo progetto, con il suo capo di Stato Maggiore che propone un patto regionale con l’Iran e i politici di spicco che ordinano attacchi contro il Mujahedeen-e-Khalq (Mek), un’organizzazione di dissidenti iraniani con 3.400 membri residenti a Camp Ashraf, a 60 miglia a nordest di Baghdad. La questione del Mek è l’emblema della sottomissione irachena all’Iran. Anche alla luce di alcuni sviluppi recenti.

Il 7 aprile scorso il Mek ha reso pubbliche delle informazioni riguardo la crescente capacità iraniana di arricchire l’uranio, una rivelazione che il ministro degli Esteri iraniano ha rapidamente confermato.

L’8 aprile, proprio mentre il segretario alla Difesa Usa Robert Gates visitava l’Iraq, le forze armate del paese hanno attaccato Ashraf. Le sequenze trasmesse da Fox News e dalla CNN mostrano gli iracheni negli Humvees, i veicoli blindati per il trasporto truppe forniti dagli Usa, e i bulldozer che travolgono i residenti disarmati, mentre i cecchini sparano contro di loro, uccidendo 34 persone e ferendone 325. L’ordine del piano d’attacco top secret dell’esercito iracheno “l’Iraqi Security Forces Operation Order No. 21, Year 2011″, rivela come Baghdad consideri i residenti di Ashraf come «il nemico», evidenziando una collusione tra Baghdad e Teheran. »» Non c’è solo la Libia, anche Baghdad va a fuoco

Il segreto come garanzia nelle operazioni più delicate

A volte e’ capitato di udire  lamentele riguardo al segreto di Stato o  domande che i cittadini si ponevano circa il “top secret” dei Servizi di Intelligence. Un esempio lampante ne sono le operazioni condotte, in svariati momenti, per la cattura di Osama Bin Laden, tutte andate in fumo, noi diremmo, “per un pelo”. Dal momento che qualcuno faceva la soffiata al Capo del terrorismo islamico, per pochi istanti lo stesso riusciva a farla franca e a dileguarsi nei meandri delle regioni piu’ impervie dell’Afghanistan prima, e del Pakistan poi. Qui Bin Laden sembrava aver trovato il suo rifugio ideale e duraturo, grazie all’”indifferenza” di un popolo corrotto e compiacente che veniva ampiamente ricompensato in cambio di omerta’ o, semplicemente, impaurito a morte per avere vicino la propria casa colui che tutti cercavano come il piu’ pericoloso terrorista in assoluto. Nella tranquillita’ della propria magione, indisturbato, era riuscito anche a riprendere quella lucidita’ occorrente ai suoi progetti di morte eclatanti, gli stessi che lo avrebbero portato ad appagare la sua sete di sangue umano con un’altra distruzione del sistema ferroviario in America. Tuttavia, quel genio del male, capace di grandi imprese di distruzione, da perfetto vigliacco, si faceva scudo di sua moglie per non essere catturato! Questo era il “mito” dei terroristi islamici grazie al quale  si immolavano senza indugio per una causa che ritenevano giusta!

Tuttavia, l’operazione condotta dalla CIA, con risultato positivo, non sarebbe stata possibile se non avessero tenuta tutta l’operazione nel piu` grande riserbo, nei confronti di chiunque e non sarebbe stata possibile se si fosse avvertito prima il governo pakistano. Quindi, il segreto nei casi delicati, e` di importanza estrema, direi una “conditio sine qua non” per ottenere i risultati desiderati, per i quali molti rischiano la propria vita.

Gli americani, in questa operazione hanno dimostrato grande professionalita`, anche se alcune cose non sono andate secondo i loro programmi, ma condurre un’operazione del genere, non essendo a conoscenza con sicurezza se ci fosse stato Osama Bin Laden all’interno dell’edificio, e` un trionfo per coloro che si sono dedicati completamente all’adempimento del loro dovere per un passo importante verso la risoluzione del problema terrorismo.

Dovremmo seguire questo esempio: tutte le operazioni delle Forze di Polizia e di Intelligence dovrebbero sempre essere rivelate a risultato ottenuto e mai prima perche` esiste sempre, dietro le quinte, colui di cui non ci si puo` fidare che e` pronto, magari dietro compenso o per vanagloria, a vendere quello che sa.

                                                     Gabriella Gagliardini

Quale sarà la prossima mossa di Israele nel nuovo Medio Oriente?

 
Daniel Pipes

Moment Magazine ha chiesto: “Negli ultimi mesi il Medio Oriente è stato incendiato da rivolte democratiche, proteste popolari, misure restrittive brutali, sconvolgimenti politici e interventi politici internazionali, che hanno distrutto l’opinione comunemente accettata sulla regione. Israele – circondato da un mondo arabo divenuto instabile e che si trova a dover affrontare l’emergenza di un futuro Stato palestinese – incontra incertezze su ogni fronte. Moment ha parlato con una serie di autorevoli pensatori ed esperti di Medio Oriente per ponderare come Israele dovrebbe superare le tempeste scatenate dalla “Primavera araba”. Per leggere tutte e sedici le risposte cliccare qui. Qui di seguito la risposta di Daniel Pipes:

Fortunatamente, gli attuali sconvolgimenti mediorientali non riguardano Israele. L’antisionismo ha avuto una parte minore e perfino trascurabile. A dire il vero, trovo rilevante il fatto che lo Stato ebraico abbia avuto un ruolo insignificante. E in generale, Israele trae beneficio da questa situazione: ciò gli permette di concentrarsi su altri problemi. Il governo israeliano dovrebbe rimanerne fuori, come opportunamente sta facendo. »» Quale sarà la prossima mossa di Israele nel nuovo Medio Oriente?

Servizi Segreti: “disinformazione e controinformazione”.

di Marco Federico

(fonte:servizisegreti.com)

"Occhio all'informazione"

La rotta tracciata dopo gli ultimi eventi appare sempre più confusa e di difficile interpretazione: “la circumnavigazione delle notizie” si nutre di tutte quelle informazioni necessarie, raccolte direttamente dalla fonte e fatte circolare attraverso vari canali d’informazione, in modo negativo o positivo…

Le campagne di disinformazione, volte a scandire i vari passaggi politici di un governo democratico allo scopo di confonderne idee e realtà sociali, con possibili costituzioni di gruppi militanti politici di forze estreme, pronti a colpire la “spina dorsale” dello Stato (le Istituzioni), “hanno obiettivi strategici di lungo periodo”.

Ci troviamo all’inizio di una strategia di campagna della disinformazione ed il pericolo è una possibile e strisciante rivolta interna al nostro Paese.

Negli ultimi tempi, accadono fatti che non lasciano ombra di dubbio: tutto fa presupporre che si voglia delegittimare ad ogni costo l’avversario politico, chiunque esso sia, purchè sia agevolata la propria fazione politica di appartenenza. L’Italia non sta vivendo una situazione favorevole, spesso, ultimamente, si assiste ad una mancanza di responsabilità anche e, purtroppo, da parte di onorevoli deputati…

 

La controinformazione, come azione possibile di contrasto alla disinformazione, deve ispirarsi e mirare a quei principi di verità e di democrazia, prima che le “notizie fabbricate ad hoc” penetrino nelle viscere del Paese, determinando “la progressiva modifica delle idee e dei sentimenti dei suoi cittadini”.          Una controinformazione che rispetti i fatti reali e moderi le emozioni suscitate, altrimenti il rischio è la manipolazione non solo delle notizie ma anche dello stesso popolo.

UNA VITA ESEMPLARE DA IMITARE

di Gabriella Gagliardini

Anche se l’argomento esula un po’ da quello che intendiamo trattare e`, tuttavia, doveroso rendere omaggio ad un grandissimo personaggio quale e` stato il nostro Papa Giovanni Paolo II. Il 1 maggio u.s. ha avuto luogo in San Pietro la cerimonia di beatificazione presenziata da Papa Benedetto XVI. Per l’occasione la piazza San Pietro, la via della Conciliazione, il Circo Massimo sono stati riempiti dalle manifestazioni gioiose di oltre un milione e mezzo di pellegrini, compresi i giovani che sono rimasti fedeli alla memoria di questo Papa che ha rivolto loro sempre tanta attenzione. Del Beato Giovanni Paolo II ci rimangono i suoi insegnamenti volti verso la pace fra i popoli, il rispetto per il prossimo ed il grande amore verso gli altri; tutti noi dovremmo fare marcia indietro e ripartire da questi valori per costruire una societa` ideale, nel rispetto della democrazia.

Cenare con l’OLP a Praga (di Daniel Pipes -Middle East Council Wire -febbraio 1993)

Daniel Pipes

http://it.danielpipes.org/9755/cenare-olp-praga

Pezzo in lingua originale inglese:

http://www.danielpipes.org/228/dining-out-with-the-plo-in-prague

“L’ambasciatore straordinario e plenipotenziario dello Stato di Palestina, Sameeh Abdul Fattah, ha il piacere di invitare a cena il signor Daniel Pipes il 24 gennaio alle 18,00. R.S.V.P.”
Benché fossi un po’ preoccupato di mettermi nelle grinfie dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, l’occasione sembrava irresistibile. Così accettai l’invito dell’ambasciatore” – e mi venne servita una cena dal sapore tipicamente mediorientale.
Ricevetti l’invito in occasione di una mia visita a Praga nel gennaio scorso. Avevo tenuto una conferenza sull’ultima crisi del Golfo Persico. Erano presenti un gran numero di ambasciatori arabi, ma non c’era quello palestinese. Gli organizzatori dell’evento avevano fatto tutto il possibile per farlo venire, ma lui si era rifiutato. In cambio, propose di offrire una cena dopo la conferenza.
Alle 18,15 una grossa Volvo si presentò al mio albergo e l’autista mi condusse alla “residenza”. Là due persone mi accompagnarono all’interno dell’elegante villa interamente illuminata. Abdul Fattah, un omino vivace, mi salutò in tre lingue e mi fece accomodare. “Qualcosa da bere? Sì, dell’acqua minerale. La prego, prenda un drink. Whiskey. Vodka. Un Martini.” Naturalmente, arrivò rapidamente un secondo bicchiere, servito da un cameriere con la cravatta nera e dai modi impeccabili.
Fummo presto raggiunti dall’ambasciatore egiziano, una donna che aveva studiato negli Stati Uniti. Curiosamente, nella conversazione che seguì, per due terzi del tempo ella dette ragione al palestinese e per un terzo a me. (Dopo che finimmo di discutere delle condizioni meteorologiche, Abdul Fattah ed io, come si poteva immaginare, ci trovammo d’accordo su ben poche cose.) Parlando di Medioriente, l’ambasciatrice fece eco al palestinese; ma quando si affrontò l’argomento Stati Uniti prese le mie difese. Ad esempio, ella capì che la vittoria dell’America nella Guerra Fredda non ci motivava oggi a ottenere l’egemonia mondiale, quanto piuttosto a cercare l’introspezione e a coltivare il nostro giardino.

»» Cenare con l’OLP a Praga (di Daniel Pipes -Middle East Council Wire -febbraio 1993)

Servizi Investigativi: David Petraeus al comando della CIA

 di Marco Federico

  (fonte:servizisegreti.com)
 

David Petraeus e Barack Obama

 

Dopo il suo personale successo strategico-militare per la guerra in Iraq, il Generale David Petreaeus, dalle operazioni in Afghanistan, passa ai servizi segreti americani della CIA.E’ cominciata l’ascesa alla Casa Bianca dell’alto ufficiale americano?

Secondo fonti amministrative americane, nei prossimi mesi ci sara` l’avvicendamento degli “uomini stratega” dell’attuale amministrazione USA. Leon Edward Panetta lascera` la CIA per adempiere ad un compito di estrema importanza come la difesa e tutela del Pentagono, altrettanto fara` il Generale Petraeus, nel momento in cui si insediera` al comando della famigerata e, “una volta”, potente CIA.

Il suo principale scopo e` di riportare il Servizio Segreto piu` famoso al mondo ai fasti e alla popolarita`, nonche` al potere di infiltrazione di un tempo. Tutto questo permettera` al Generale di tracciare, probabilmente, anche un percorso personale diplomatico che, secondo alcuni esperti di politica internazionale, il Gen. Petraeus potrebbe essere il probabile e prossimo candidato alla Casa Bianca.

L’attuale Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha molta stima di Petraeus e  non mi stupirei che tra i due, nei prossimi anni, si instaurasse un’alleanza per dare inizio ad un nuovo “patto Nato” e, di conseguenza, un nuovo ciclo di strategie di politica estera USA.

Petraeus come Eisenhower?

Obama come Roosevelt?

Sicurezza Nazionale ed Intelligence

 di Marco Federico

(fonte:servizisegreti.com)

Palazzo Chigi

Nello scenario attuale, l’intelligence assume un ruolo rilevante e determinante nello “scacchiere della globalizzazione”.

La salvaguardia del Paese e` delegata al potere politico-esecutivo cui spetta la facolta` decisionale per perseguire gli obiettivi strategici di difesa nazionale. L’informazione diventa il “cuore della sicurezza del Paese”.

Partendo da questo principio, l’intelligence, tramite la raccolta di dati e conseguente analisi, partecipa attivamente alle risoluzioni complesse nel campio della sicurezza nazionale. L’attivita` operativa di intelligence, e` evidente, deve avere non solo una sua autonomia, ma operare nell’ombra con massima riservatezza e il coordinamento dell’azione deve basarsi su un sistema organizzativo ordinato e rigoroso. Nell’era attuale tutto si muove a velocita` elevata e, di conseguenza, anche i rischi e gli eventi criminali, per cui l’intervento dell’intelligence deve individuare, prima che sia troppo tardi, le diverse minacce che attentano quotidianamente la sicurezza di tutti i cittadini e dello Stato. A questo punto, l’intelligence deve interagire con l’esterno, anche se apparentemente sembra contrastare con il principio di riservatezza, aprendosi e rapportandosi con quelle che sono le risorse della societa`.

Questo percorso rappresentera` un valore aggiunto nella misura in cui si riuscira` a realizzare una “SICUREZZA PARTECIPATA” che portera` ad una crescita e moderna visione della cultura di Intelligence.