Archive for agosto, 2011

Proclamare uno Stato palestinese, ancora una volta

di Daniel Pipes
3 agosto 2011

http://it.danielpipes.org/blog/2011/08/proclamare-stato-palestinese-ancora

Pezzo in lingua originale inglese:http://www.danielpipes.org/blog/2011/08/palestinian-state-yet-again

L’impegno messo dall’Autorità palestinese nel proclamare uno Stato palestinese non è affatto un’idea nuova. Stando ai miei calcoli, questa è la quarta iterazione. Ho descritto il primo caso come segue:
Il I° ottobre 1948, Amin al-Husayini, il mufti di Gerusalemme, stava in piedi davanti al Consiglio nazionale palestinese a Gaza e proclamava l’esistenza del governo di tutta la Palestina (Hukumat ‘Umum Filastin). In teoria, questo “Stato” governava già a Gaza e presto avrebbe avuto il controllo dell’intera Palestina. Di conseguenza, esso era nato da nobili proclamazioni della natura libera, democratica e sovrana della Palestina e con i ministri al completo. Ma l’intera impresa era una finta, perché Gaza era sotto il governo egiziano di Re Faruq, i ministri non esistevano e il governo di tutta la Palestina non si è mai esteso all’intera Palestina. Piuttosto, questo Stato perse rapidamente importanza e nei due decenni che seguirono l’obiettivo di proclamare uno Stato palestinese, di fatto, scomparve.

E poi ancora:
Quasi quarant’anni dopo la prima proclamazione di uno Stato palestinese, ce ne fu una seconda il 15 novembre 1988, ancora una volta nel corso di una riunione del Consiglio nazionale palestinese. Questa volta, fu Yasser Arafat, capo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), a dichiarare l’esistenza di uno Stato di Palestina. In qualche modo, questa operazione è stata ancora più futile della prima, perché il neo-Stato fu proclamato ad Algeri, a quasi duemila miglia e a quattro frontiere dalla Palestina; questo Stato non controllava un solo centimetro del territorio che rivendicava e inoltre esso si trovava a dover fronteggiare un potente avversario israeliano.

Questi due esempi sono storia vecchia, ma il terzo tentativo, nel 1999, assomigliava straordinariamente alla situazione odierna. Come ho osservato all’epoca:
Quando sarà proclamato uno Stato, i risultati saranno molto negativi per i palestinesi come per gli israeliani. Questa evidente violazione degli accordi di Oslo causerà un ulteriore indebolimento dei rapporti economici e un intensificarsi della violenza. (…) Gli Usa e Israele sono più importanti degli altri 180 Paesi. Spero che essi non rifiuteranno soltanto di riconoscere lo Stato palestinese, dicendo apertamente ad Arafat e all’Autorità palestinese che una dichiarazione unilaterale costerà cara ai palestinesi. Il prosieguo dei negoziati rappresenta l’alternativa sensata ad una dichiarazione unilaterale d’indipendenza. Le questioni da discutere sono spinose e il processo andrà per le lunghe; non ci può essere alcuna data arbitraria per la conclusione dei negoziati, poiché ciò costituirebbe per i palestinesi un puro e semplice invito a temporeggiare. Perché i negoziati abbiano successo, il processo deve proseguire fino alla sua naturale conclusione.

E ora settembre 2011. Plus ça change, plus c’est la même chose – Più cambia, più è la stessa cosa.

Argomenti correlati: Conflitto arabo-israeliano e diplomazia, Palestinesi

http://it.danielpipes.org/art/cat/2

Il Tracollo Americano? Ringraziamo L’Islam

di Magdi Cristiano Allam

La grande crisi americana è figlia della sfida all’Islam.

L’Impennata delle spese militari dopo l’11 settembre 2001 strangola le finanze USA. E gli Emiri del petrolio ricattano.

Se il grande Burattinaio Islamico fosse una realtà e se avesse pianificato il crollo della Superpotenza Mondiale e con essa la scomparsa della nostra civiltà laica, democratica e liberale, investendo prima nell’arma del terrorismo e poi nei Fondi sovrani, il risultato non avrebbe potuto essere più straordinariamente positivo ed efficace. Se consideriamo che il declino degli Stati Uniti si deve alla crescita del debito pubblico, pari a 15.476 miliardi di dollari, al punto da raggiungere circa il 100% del P.i.l.; che a incidere principalmente sulla crescita del debito pubblico è la spesa militare che dal 2001, all’indomani dell’attentato terroristico islamico alle due Torri Gemelle, al 2011 è stata complessivamente di 6.191 miliardi di dollari, con un’impennata percentuale di circa l’83%; che oggi il potere di condizionamento dei Paesi Islamici sull’economia americana nonché sulla finanza internazionale è notevole grazie alla disponibilità di Fondi sovrani che superano i 1000 miliardi di dollari, possiamo affermare in termini oggettivi…saranno messe in discussione dalle scelte dei magnati islamici.

…Oggi la riduzione della spesa militare è diventata la priorità per l’amministrazione americana.Ob iettivo tutt’altro che agevolenperché rischia di far perdere agli Stati Uniti il ruolo indiscusso di Super potenza mondiale, sia di mettere a repentaglio la sicurezza dell’Europa Occidentale.

…L’Atto secondo del Grande Burattinaio Islamico consta di due parti. La prima ha contemplato una collaborazione per eliminare fisicamente Osama in cambio della legittimazione dei movimenti islamici radicali che fanno riferimento ai Fratelli Musulmani in Egitto, Tunisia, Siria, Libia, Yemen e che politicamente dicono di ispirarsi al governo turco di Erdogan. La seconda è la disponibilità ad aiutare l’economia USA attraversi i fondi sovrani accumulati in questi ultimi anni di boom petrolifero e che complessivamente ammontano a oltre 1000 miliardi di dollari. Si tratta di una liquidità che può essere immessa sui mercati così come può essere tolta e trasferita da una borsa all’altra.

….(da : Il Giornale , lunedì 8 agosto 2011)