Archive for giugno, 2013

Servizi segreti: Mario Mori, analisi oggettiva e non movimento di opinioni

di Marco Federico

 

L’ex fondatore del ROS (Raggruppamento  Operativo Speciale), generale dell’Arma dei Carabinieri, processato per favoreggiamento aggravato inerente l’inchiesta sulla mancata cattura del boss Bernardo Provenzano, risalente al 1995, nonché chiamato a rispondere riguardo la cosiddetta “trattativa mafia-Stato”, al processo di Palermo, si difende con determinazione, raccontando la sua verità.

Dalle parole del generale Mario Mori, si percepisce l’amarezza e la delusione di un uomo fedele servitore dello Stato, che crede nella propria professione e, nello stesso tempo, la lucidità della sua analisi oggettiva.

Mori, denuncia un tipo di magistrati, deontologicamente poco seri e professionali che utilizzano il mezzo mediatico per portare avanti teorie ed ipotesi che poco hanno a che fare con la verità e la giustizia.

Parla di un “movimento” di cui fanno parte politici, giornalisti, avvocati, sorretti da associazioni antimafia, alle cui iniziative partecipano, purtroppo, anche dei magistrati.

Il generale è, inoltre, desolato, nel constatare come un uso poco appropriato dei termini, riesca “sapientemente” a distorcere la realtà dei fatti: là dove si parla di trattativa, è da intendersi come “contatto o approccio” al fine di svolgere le indagini per riuscire nell’intento, come appunto è stata la cattura di entrambi i boss della mafia, Provenzano e Riina.

Riguardo le accuse da parte di alcuni pentiti, il generale Mori, ne sottolinea le varie lacune e contraddizioni che esplicitano “una strategia calunniosa  e di depistaggio” perpetrata, nei suoi confronti, soprattutto da Massimo Ciancimino, figlio dell’ex Sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino.

Inoltre, non bisogna sottovalutare quanto ancora afferma il generale Mori, inerente alla fiducia riposta da parte del giudice Paolo Borsellino, verso il ROS, a cui aveva lo stesso giudice affidato il fascicolo su “mafia appalti” sul quale aveva indagato anche il fraterno amico e collega giudice, Giovanni Falcone.

Il generale Mori conclude, amaramente, sottolineando che, quando si svolge il proprio dovere con impegno e responsabilità, non si pensa a crearsi difese, alibi e prove…”Forse la vera colpa che non ci viene perdonata da qualcuno, è quella di essere sopravvissuti”.

E’ veramente triste vedere un uomo che ha impegnato la propria vita per combattere la mafia, seduto sul banco degli imputati…Sono  i paradossi della nostra “discutibile giustizia”.

 

L’ex fondatore del ROS (Raggruppamento  Operativo Speciale), generale dell’Arma dei Carabinieri, processato per favoreggiamento aggravato inerente l’inchiesta sulla mancata cattura del boss Bernardo Provenzano, risalente al 1995, nonché chiamato a rispondere riguardo la cosiddetta “trattativa mafia-Stato”, al processo di Palermo, si difende con determinazione, raccontando la sua verità.

Dalle parole del generale Mario Mori, si percepisce l’amarezza e la delusione di un uomo fedele servitore dello Stato, che crede nella propria professione e, nello stesso tempo, la lucidità della sua analisi oggettiva.

Mori, denuncia un tipo di magistrati, deontologicamente poco seri e professionali che utilizzano il mezzo mediatico per portare avanti teorie ed ipotesi che poco hanno a che fare con la verità e la giustizia.

Parla di un “movimento” di cui fanno parte politici, giornalisti, avvocati, sorretti da associazioni antimafia, alle cui iniziative partecipano, purtroppo, anche dei magistrati.

Il generale è, inoltre, desolato, nel constatare come un uso poco appropriato dei termini, riesca “sapientemente” a distorcere la realtà dei fatti: là dove si parla di trattativa, è da intendersi come “contatto o approccio” al fine di svolgere le indagini per riuscire nell’intento, come appunto è stata la cattura di entrambi i boss della mafia, Provenzano e Riina.

Riguardo le accuse da parte di alcuni pentiti, il generale Mori, ne sottolinea le varie lacune e contraddizioni che esplicitano “una strategia calunniosa  e di depistaggio” perpetrata, nei suoi confronti, soprattutto da Massimo Ciancimino, figlio dell’ex Sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino.

Inoltre, non bisogna sottovalutare quanto ancora afferma il generale Mori, inerente alla fiducia riposta da parte del giudice Paolo Borsellino, verso il ROS, a cui aveva lo stesso giudice affidato il fascicolo su “mafia appalti” sul quale aveva indagato anche il fraterno amico e collega giudice, Giovanni Falcone.

Il generale Mori conclude, amaramente, sottolineando che, quando si svolge il proprio dovere con impegno e responsabilità, non si pensa a crearsi difese, alibi e prove…”Forse la vera colpa che non ci viene perdonata da qualcuno, è quella di essere sopravvissuti”.

E’ veramente triste vedere un uomo che ha impegnato la propria vita per combattere la mafia, seduto sul banco degli imputati…Sono  i paradossi della nostra “discutibile giustizia”.